Liberazione dalla prigionia e ritorno in Italia
Liberazione dalla prigionia ad opera dell'Armata Rossa
Con l’avanzare delle forze sovietiche nel gennaio 1945, lo Stalag XX-B fu sciolto e i prigionieri furono costretti a una marcia forzata verso ovest che durò circa tre mesi e mezzo in condizioni estremamente difficili.
Molti prigionieri persero la vita durante questa estenuante marcia a causa del freddo intenso, della fame, dell’esaurimento e delle malattie.
Questa “Lunga Marcia” fu quindi una misura disperata intrapresa dal regime nazista nel tentativo di impedire la liberazione dei prigionieri da parte delle forze sovietiche in avanzata, evidenziando il trattamento inumano e la caotica ritirata dell’esercito tedesco.

Su Dino Albizzati non ci sono notizie precise, sia riguardo la liberazione dalla prigionia che il percorso di rientro in Italia, si sa solo che arrivò a Verona il 16 ottobre 1945. Restano alcuni documenti che testimoniano la fase dove passa da IMI a “lavoratore libero”, preannunciata da lui stesso nelle ultime corrispondenze con la famiglia.
Il passaporto provvisorio tedesco per stranieri
Ad Elbing, suo ultimo campo di detenzione, gli viene fornito un passaporto provvisorio per stranieri. È il 3 gennaio del 1945 e grazie a questo diventa un libero lavoratore. La validità di due anni gli consente anche di circolare all’interno della Germania, desiderio però alquanto remoto.
Il rientro in Italia e la ricompensa per il servizio prestato
Rientrato a casa, gli viene riconosciuto lo stato di reduce di guerra e riceve quanto documentato.
Inoltre, può iscriversi al Comitato Nazionale Reduci di Guerra, in attesa del congedo illimitato provvisorio (allora chiamato Foglio di Licenza).




