La cattura del 12 settembre 1943
Cattura e imprigionamento
Dall’8 settembre 1943, senza indicazioni e senza sapere ormai cosa fossero, a quali comandi dovessero rispondere e di chi, la maggior parte dei soldati italiani venne fatta prigioniera dai militari tedeschi che stazionavano in Italia (come alleati fino a quel momento).
Stessa sorte toccò a Dino il 12 settembre 1943. All’epoca i mezzi di comunicazione, soprattutto per i soldati, erano ben pochi. Per far giungere informazioni alla famiglia si doveva quindi mettere in conto che trascorresse almeno qualche giorno.
A Reggio Emilia, insieme ad altri suoi commilitoni, viene caricato su un treno merci senza sapere quale destinazione l’aspettasse.
Fu subito chiaro che il viaggio sarebbe stato lungo. Quindi, carta e penna alla mano ognuno di loro cercò di passare ai civili che incontravano nelle stazioni dove sostava il treno, il proprio nome e indirizzo di casa. In questo modo potevano contattare via posta i parenti, informarli dell’accaduto e rassicurarli.
I "pizzini" usati per informare i familiari della cattura
Di questo escamotage resta un “pizzino”, un bigliettino che chiaramente non fu utilizzato. Probabilmente non ci furono ulteriori soste del treno, che era diretto a nord…molto a nord.
Naturalmente in quelle condizioni ogni tipo di carta era utile e prezioso. In questo caso fu usato il frammento di uno spartito musicale non ancora “composto”, recuperato chissà dove e chissà come.

La famiglia cerca informazioni presso la Croce Rossa
Nel frattempo la famiglia, non ricevendo ancora notizie, provò ad informarsi riguardo la situazione del loro congiunto. Tra i vari contattati fecero richiesta anche alla Croce Rossa Italiana che diede risposta dell’ultimo luogo di stanza a loro conosciuto.
Chiaramente in data 31-12-1943, Dino non era più in Francia da un pezzo ma già nel campo di detenzione dove era stato rinchiuso (Marienburg).
Arrivano i messaggi alla famiglia dai civili incontrati
Nel frattempo i pizzini avevano avuto il loro effetto e poco alla volta qualche messaggio rassicurate arrivò alla famiglia.
Quando furono recapitati non è dato a sapersi, fatto sta’ che il 21 dicembre, Dino scrive la sua prima lettera dal campo di concentramento (puoi leggerla cliccando sul link).
Qui sotto puoi vedere le comunicazioni ricevute dalla famiglia da parte dei civili incontrati da Dino nelle varie stazioni ferroviarie.
Biglietto del 14 settembre 1943 da Reggio Emilia
Suzzara, 15 settembre 1943

Il 20 settembre 1943, Dino passa per Treviso

La corrispondenza dai campi di Marienburg e Elbing
Da questo momento inizia la corrispondenza da detenuto militare, o meglio, I.M.I. (Internato Militare Italiano), che s’interrompe nel gennaio del 1945 con l’ultima cartolina dal campo di Elbing. Da quel momento non si hanno più notizie scritte.
In questo sito, suddivise per anno e mese, trovi le cartoline e le lettere che Dino inviò fino a quel momento. Documentano solo parzialmente, lo stato di detenzione e le condizioni a cui furono sottoposti i militari italiani internati dai tedeschi.
Nel complesso a Dino andò bene, se vogliamo, visto che a differenza di molti altri riuscì a tornare a casa. Certo le condizioni psico fisiche non erano delle migliori (è un eufemismo) e l’esperienza vissuta ha segnato, almeno parzialmente, il resto della sua vita.

